PUBBLICAZIONI

L'Arte, la Politica, il Principe11 mar 2014

A cura di Eugenio Baresi. Artwork di Alberto Baresi Albrici. Il bello e la sua ricerca non sono dissimili dal bene e dal suo desiderio. Il bello dell'arte è pari al bene della comunità con la ricchezza di idee e di pensieri, con la parzialità di opinioni e di risultati, con l'impegno di spirito e di azione. Compiere un'opera "rilevante" , ma prima ancora la sua ideazione e lo spirito della sua immaginazione sono profondamente intrisi nella mente dell'artista, sono un desiderio, una speranza ed insieme una determinazione. La certezza di un pensiero buono, di un'immagine in divenire, di una manipolazione delle idee nella costruzione dell'armonia e del piacevole obiettivo. L'arte espressione di una tensione verso quanto di meglio può offrirsi alla visione ed al godimento che l'emozione del bello realizza. Immaginare la crescita di un popolo, di un paese, di una comunità rappresenta una prospettiva di scelte, di obiettivi, di percorsi che crescono e tendono alla soluzione equilibrata e armoniosamente realizzata nel rispetto e nella conoscenza di ognuno. La determinazione di un'idea propositiva, aperta alle integrazioni, sviluppata e conclusa nella giustezza e nel gradimento. La politica come luogo di scelte motivate e pensate per consentire e favorire quanto di meglio può immaginarsi per la quotidiana esperienza della vita. Unire le idee, raccogliere e cogliere le aspirazioni, acquisire competenze e capacità in una sintesi di concreta e certa realizzazione. Un Principe, non singolarmente inteso, ma comunità di idee e di persone che trasformano e traducono nella realtà del quotidiano esistere il bisogno di risposte e conseguenti soluzioni per la realizzazione non semplicemente del bene comune, ma semmai del giusto e del necessario. Questa riflessione è una ricerca che cerca di comprendere come la “realizzazione”, qualsiasi essa sia, comporta desideri, speranze, incertezze, gioie e delusioni. Comporta necessariamente una condivisione di idee e di obiettivi. La realizzazione non è semplicemente una affermazione, e troppo spesso si confonde l'affermato con la certezza del risultato da raggiungere quasi che il desiderio per una positiva conclusione delle proprie attese sia di per sé affascinante e risolutivo. Invece la speranza deve essere motore di ricerca e non può essere abbandono all'illusione. Chiedere pause e riflessioni è un parlare vecchio per chi conosce l'apparenza del nuovo solo enunciato senza la verifica del nuovo realizzato che spesso è solo, appunto, apparenza e inganno. Così la riflessione è una analisi che non concede una proposta quantitativamente misurabile nella sua entità ma prefigura le fondamentali e avvertite necessità. Una speculazione che interessandosi del fare interroga preventivamente l'esigenza di una convinzione e di una idea di comunità, cerca di illuminare il pensiero intorno al quale l'idea che forma la scelta prima e lo strumento che realizza poi, colgono le occasioni e le opportunità di concreta costruzione. Tutto questo, nella concretezza della quotidianità vissuta di una società, diventa un difficile indagare alla ricerca di una verità che la realtà stravolge, diventa lo strumento per la realizzazione davvero buona di un impegno per la crescita ed il progresso. La politica assume il valore più importante in una comunità che muta, che cambia, che costruisce. Ma la politica allora non può prescindere da una conoscenza, da uno studio, da una appartenenza ad un valore comprensivo che è la cultura, intesa come conoscenza della storia e della vita in una esperienza di studio e riflessione. Una paziente opera di ragionamento e realizzazione. Non quindi una risposta ai singoli problemi, ma un tentativo di risposta a quanto è indispensabile conoscere, pensare e realizzare prima, per poter poi essere in grado di concretizzare nella capacità di Governo.

L'Altare della Patria10 dic 2013

A cura di Eugenio Baresi. Artwork e fotografie di Alberto Baresi Albrici. L'Arte e la Politica sono espressioni massime dell'ingegno, dei sentimenti e della passione. Ecco perché un'opera d'arte può consentire di cogliere riflessioni politiche. Purtroppo immaginare il bello ed aspirare alla giustizia dell'interpretazione, così come l'artista sogna, non può in questo periodo oscuro accendere il paragone con l'esempio di un Paese retto con insufficienza e faziosità nel complesso dei suoi poteri. Non vi è attenzione, non vi è riflessione, non vi è rispetto. Ed allora proprio la lettura di un Monumento che per fissità ideologica molto spesso è stato interpretato esattamente al contrario di quello che rappresenta ci concede di tentare l'attenzione di chi ancora vuole immaginare un futuro di confronto e di costruzione. L'occasione per offrire queste riflessioni sono gli inediti documenti, lettere e telegrammi, che i più eminenti artisti, uomini di cultura e politici inviarono nel dicembre del 1911 allorché venne assegnata ad Angelo Zanelli la vittoria del concorso per la realizzazione del fregio dell'Altare della Patria. Alcuni di essi contengono, vergata a mano, la risposta dell'artista stesso a lodi, complimenti e pensieri. Questi documenti, circa 250 fra telegrammi e lettere oltre ad attestati e diplomi e che in parte sono qui pubblicati, consentono una narrazione che ci fa conoscere tanto di quel periodo. Consentono una indagine ampia sull'arte nelle sue significazioni di pensiero e di realizzazione. Consentono riflessioni su quanto l'amore per la cultura e per la conoscenza possono portare alla crescita di un serio impegno sociale e politico. Allora dedicarsi alla scoperta di un artista cresciuto nel dovere dello studio e della dedizione ed ancora di un'opera che presenta aspetti di interpretazione mai manifestati nella loro verità e nella loro saggia continua novità può essere un piccolo dono alla speranza.

Brixia Antiquaria 201120 nov 2011

A cura di Eugenio Baresi. Artwork e fotografie di Alberto Baresi Albrici. Una occasione per proporre, per incuriosire e per affascinare. Tutto ciò che appartiene al bello afferma il piacere di sentirsi coinvolti, di lasciarsi trasportare nella possibile conoscenza di una compagnia serena e positivamente realizzata. Questa proposta di opere antiche, moderne e contemporanee ha proprio l'ambizione di raggiungere il desiderio. Un percorso nella conoscenza dei pensieri che hanno accompagnato la quotidianità di tanti uomini che hanno pensato, realizzato e posseduto opere di arte, di abilità e di ingegno. I più diversi materiali ancora una volta testimoniano e propongono riflessioni sulle trasformazioni che il cammino della vita ci prospetta. Le più diverse provenienze racchiudono nell'unicità del mirabile fascino una comune attrazione alla perfezione che l'arte rappresenta. Lasciarsi coinvolgere nell'atmosfera che aiuta a comprendere il progredire, che aiuta a sconfiggere le ansie, che sprona a credere nelle capacità che ci appartengono. Certamente fuori da questa atmosfera il mondo ci presenta contrarietà e problemi, sarebbe sciocco voler apparire immuni dalle difficoltà che ci accomunano, sarebbe incredibile non cogliere le ansie di una quotidianità sconvolta. Ma se è possibile un messaggio di verità in questo nostro vivere che vede sempre più improbabile la conoscenza e la certezza degli avvenimenti, ecco proprio tutto ciò trova nelle nostre opere un punto fermo di rigoroso valore umano, intellettivo ed economico. La conoscenza profonda della storia, dei materiali, della costruzione e dell'evoluzione nell'arte di abitare garantisce concreta competenza. La certezza del valore della nostra conoscenza giunge pari al valore delle nostre proposte che appartengono alla Storia dell'Arte e dell'Uomo. Leggere, vedere, toccare e magari anche possedere una di queste opere è un buon investimento prima di tutto verso se stessi, verso l'affermazione che abbiamo ancora il piacevole obbligo di lasciarci coinvolgere dal dono dell'armonia.

I Vetri di Marty01 Gen 2011

A cura di Eugenio Baresi. Artwork e fotografie di Alberto Baresi Albrici. Il vetro è tante cose. E' morbidezza ed insieme rigidità; è fragilità ed insieme durezza; è trasparenza ed insieme opacità. Un gioco di contrasti e di contrapposizioni che assumono compenetrante armonia nelle forme e nei colori, nelle luci e nelle ombre. Vive: nasce dalla terra silicea, si manipola con il soffio del maestro, si rinsalda nella vicinanza del fuoco, trova stabilità e definizione nell'abbraccio dell'acqua della laguna. Sa trasmettere sensazioni di forza e di debolezza, di calore e di gelo, di passione e di freddezza. Una raccoltà di vetri è quindi una somma di sensazioni, di ricordi , di esperienze. Quello che Marty, Lorenzo Tartari, ci trasmette con le sue opere è proprio questa complessità. D'altro canto la storia dell'arte vetraria è antica, la storia e la magnificenza dell'arte vetraria muranese è un enorme patrimonio di vita, di tecnica e di invenzione. In questo solco si muove tutta l'opera di Marty che studia, ricerca, analizza ma che anche trasmette con grande capacità l'intimo sentire, l'anima ed il cuore dei suoi pensieri. Il percorso che ci è proposto in questi lavori è una incredibile varietà di tecniche, una curiosa ricerca nelle abilità realizzative, nelle magie dei segreti, ma tutto ciò sempre profondamente ancorato alla storia ed alla tradizione. Le paste vitree, le canne fuse, il vetro lamellare, gli incalmi e le polveri sapientemente dosati ci presentano quella plastica morbidezza che coinvolge e attrae.
Le opere che qui presentiamo spaziano in un tempo sufficientemente lungo di passione e di ricerca, sono quasi trent'anni di lavoro e studio che possiamo analizzare e gustare. Le prime, assolutamente prototipi che lasciano davvero abbagliati per il trasparente accavallarsi di lucenti colori in una rappresentazione che proprio la natura ha ispirato lasciando quella libertà di coglierne l'unicità nell'interpretazione dell'artista. Da quelle prime opere, peculiari e atipiche, attraversiamo diverse esperienze di luoghi, di occasioni e di stati d'animo; un accavallarsi di tecniche, di forme e di colori. Quello che resta comune è l' indubbia capacità di testimoniare la realtà che vuole essere rappresentata, una forte vicinanza tra pensiero ed opera che consente all'osservatore quasi di percepire i suoni e le fragranze della realtà rappresentata. Marty si confronta con una storia non certo facile, proporsi con tanta personalità è indubbiamente coraggioso, ma il risultato sembra premiare tanta consapevolezza. L'arte vetraria muranese aggiunge nelle sue esperienze un artista concreto e attento, capace di sperimentare rispettando la tradizione, ma al tempo stesso libero di esprimersi con alti sentimenti e lucide certezze. E' sempre un piacere pensare alle cose belle, vivere circondati dalle cose belle, possedere la passione per le cose belle... l'occasione di questa esposizione risponde pienamente a questo piacere.

G. Miti Zanetti01 lug 2010

A cura di Eugenio Baresi. Artwork e fotografie di Alberto Baresi Albrici. Il piacere di una Venezia molto intima, visitata cautamente per cogliere l’anima della bellezza racchiusa in un’atmosfera rarefatta e silenziosa. In effetti Venezia è così, non certo quella dell’oggi, ma la città che vive sull’acqua è proprio così, avvolta nella morbida atmosfera che la circonda, attutita nei suoni, liberata nei silenzi che sfuggono di fronte a tanta eleganza e composta ricchezza. Giuseppe Miti Zanetti, in questo piccolo gruppo di acqueforti, quasi miniature, ci fa proprio rivivere questa Venezia per noi sconosciuta. E certamente anche il suo essere malinconico, insoddisfatto e inquieto contribuisce a narrarci un paesaggio che diventa il protagonista di uno stato d’animo. Un artista sofferente e inappagato, precipitato, ancor giovinetto, nelle ristrettezze economiche a causa dell’improvvisa morte del padre, avvocato e politico modenese. Il giovane Giuseppe certo della sua vena artistica, ma incerto nell’accettare il percorso che la cultura borghese della sua famiglia indicava, è in fondo capace di acquisire insegnamenti e indirizzi, di innalzare il suo cammino ad arte, chiara ed emozionante. Raggiunge Venezia e qui trova stimolo e passione, coinvolgimento. Trova la “sua” città e la descrive con semplice linearità, la disvela con immediata comprensione. E’ piacevole scrutare così Venezia, quasi di nascosto, per non disturbare, ma così protagonisti da sentire gli odori e gli umori di una città mai ferma, tranquilla, ma sempre accarezzata dal dolce suono dell’acqua. Non ci sono colori nelle acqueforti, solo contrasti, ombre, chiaro scuri... c’è però una vita luminosa che si percepisce, una forza quotidiana che emerge, una briosità che pur nella introversa riflessione manifesta il suo vigore. La magnificenza della Basilica, l’equilibrio del ponte che scavalca un piccolo rio, la immensa visione della laguna, tutto contribuisce a consegnarci una vita che oggi si è persa, ma ancor più è preziosa ed unica. Sono queste immagini forse più che le fluorescenti “Venezie” a farci rivivere l’intima natura della città, certo ricca, ma soprattutto signorile; certo immaginifica, ma innanzitutto concreta; certo florida, ma prima di tutto composta. Ed è un contrasto in questo piccolo gruppo il forte impatto del Duomo di Milano, forte appunto, svettante, determinato, quasi a testimoniarci l’operosità dell’oggi. Una Milano contrastata, prorompente e convinta del suo innato potere. Giuseppe Miti Zanetti sa cogliere il profondo di una città, testimone e anticipatore di storie ed esperienze ci consente di poter affermare la sua dote artistica ed umana. Può sembrare esagerato tutto ciò per un piccolo gruppo di acqueforti, esagerato se non si coglie il sentimento dell’artista, l’intensa presenza della città, l’irripetibile atmosfera che ci è consegnata. Forse è presuntuoso affermare così importanti certezze, sono convinto che il coraggio delle proprie sensazioni non debba essere nascosto. Gli artisti, noti e alcune volte ignoti, e Giuseppe Miti Zanetti è indubbiamente noto, sanno cogliere sensazioni particolari ed irripetibili che sta a noi svelare. Questo piccolo omaggio all’artista è anche un omaggio alla città, ai suoi uomini, alla sua storia. Un omaggio che offre la quotidianità della vita attraverso immagini immote e silenziose. Trasmetterlo è la forza di una storia dei tanti sconosciuti che hanno vissuto quei paesaggi.

Narciso Cassino (Candia Lomellina 1914 - 2003)01 nov 2009

Presentazione di Eugenio Baresi. Saggio critico di Valerio Terraroli. Schede di Federica Tammarazio. Artwork Alberto Baresi Albrici. L'emozione forte di condividere sensazioni entrando nello studio dell'Artista. Tutto perfettamente conservato, l'amore e la passione che si percepiscono nei disegni che spuntano ovunque, nei bronzi orgogliosi della loro fierezza, nei marmi immacolati, nei gessi che sembrano vibrare nell'incertezza della definizione. Narciso Cassino è certamente innamorato della sua Arte, orgoglioso delle sue opere, contento dell'affetto che le circonda. Ci ha lasciato questi splendidi lavori, non semplici ricordi, opere piene di vita, di gioia, di fede. Si perché la sua opera è un inno alla vita, amore del bello, consapevolezza di una vita che fruisce, che cresce, che muta. Una vita senza rassegnazione. Si perché la sua è una gioia che è allegria per tutto ciò che ci circonda: l'eleganza, la bontà, la forza. Una quotidianità positiva piena di dolci certezze, di segni precisi, di convinzioni profonde. Si perché la sua fede, la sua vita cristiana, non è rinuncia e dolore, è affermazione di un forte sentimento di fiducia, di passione, di consapevolezza. E' importante cogliere queste riflessioni accostandosi all'opera di Narciso Cassino, perché solo così si può comprendere il suo percorso, la sua bravura nel rendere la sensuale attrazione di giovani corpi femminili e la trascendenza del rigore intimo delle opere religiose. L'amore è un dono che non conosce ostacoli, è un dono bello e pulito che non accetta di essere racchiuso nella logica della ragione. Ma proprio perché è bello e pulito non si nasconde, non fugge, non rinuncia a manifestare la sua esistenza. Osservando le ragazze, le ballerine, i corpi che Narciso Cassino ci ha lasciato riusciamo a comprendere appieno la forza dell'amore. E' tutto un crescere di eleganti movimenti, di ammiccanti attrazioni, di dolci coinvolgimenti. Corpi esili, ma definiti; sensualità rispettose, ma convinte; movimenti sinuosi, ma decisi. Corpi attraenti, pieni di femminilità composta, piccoli seni, nudità mai esibite, non c'è esibizione, appunto, non c'è violenta sessualità, c'è semmai una morbida accondiscendenza agli sguardi che colgono desiderio di coinvolgimento e di rispetto. Le opere religiose altrettanto trasmettono una convinta fede nella bontà, nella trascendenza, nel cammino che ci è richiesto per giungere alla pienezza della nostra esistenza. Non è una fede qualsiasi, una comoda e scontata manifestazione di atteggiamenti ovvi e consueti. Nelle opere di Narciso Cassino si percepisce la fatica della ricerca, l'ansia della verità, un percorso piene di insidie e di difficoltà. Ma si percepisce anche la luce della rivelazione, la forza della speranza, ancor più la certezza del bene. Le atmosfere, gli atteggiamenti, gli sguardi delle sue opere fanno comprendere di essere accompagnati nel cammino della vita, aiutano nella riflessione a cogliere la luce che illumina i nostri dubbi e le nostre paure, la luce che infonde pace e tranquillità. Narciso Cassino è un artista davvero incisivo. Non solo tecnicamente, può essere facile, è incisivo per quanto comprende e per quanto dona. Mai nella sua vita ha pensato la sua arte come occasione e ricerca di successo e guadagno. E' sempre stato riservato e attento a salvaguardare i suoi valori, i suoi intimi valori, insieme alle sue opere. Questa opportunità che ci è offerta di presentare un così grande e qualificato numero di sue realizzazioni credo sia davvero l'occasione per far crescere nella conoscenza un messaggio tanto serio e concreto, tanto pieno di bellezza e bontà che Narciso Cassino ha lasciato a testimonianza di quanto la vita meriti di essere vissuta nella piena consapevolezza della serietà, del rispetto e dell'amore. Valori cristiani, ma anche semplicemente, valori umani.
Eugenio Baresi

COLORI, LINEE SENTIMENTI di ELISABETTA KAEHLBRANDT ZANELLI23 gen 2009

Presentazione di Eugenio Baresi. Testi di Tonino Zana, Federico Bernardelli Curuz, Alessandra Troncana ed Enrico Giustacchini. Colori forti, linee decise, sentimenti manifesti. Una donna che non ha avuto bisogno di altro che del suo essere per affermare capacità e valori. L'espressione del suo sentire, il suo percorso nella vita, personale ed artistica, meritano una grande attenzione ed una grande ammirazione. È forse difficile nel nostro mondo, mai definito, reclinato nel dubbio, alla costante ricerca da un lato di comprensione e dall'altro di continue limitazioni e regole, comprendere la semplicità dell'arte che Elisabetta Kaehlbrandt Zanelli ci trasmette. La "semplice" capacità di essere, di esprimersi, di comunicare. Ed il suo è un messaggio di compromissioni, di storie, di esperienze che trovano nella sua pittura luminosa una splendida espressione. È un vero piacere presentare le opere di una pittrice che ha saputo trasmettere con così grande efficacia gli stimoli che ha raccolto nelle sue esperienze per l'Europa; che ha saputo cogliere le gioie di una nascita benestante, i dolori della perdita di una identità famigliare e nazionale; che ha saputo ancora cogliere l'amore e la sua perdita conservando sempre dignità e fermezza. La proposta di questa mostra non può essere esaustiva del lavoro di Elisabetta Kaehlbrandt Zanelli, ma certamente percorre per intero il suo cammino umano e artistico. Le sue esperienze maturate nella fredda e rigorosa cultura nord europea hanno trovato curiosità e stimoli nella brillante Parigi, hanno trovato colori e luce nella semplice gaiezza di Anticoli Corrado, hanno recuperato serietà e riflessione nell'ultimo ritiro lombardo. Un cammino che ancor oggi può significativamente offrire indicazioni certe e positive e che fortemente trova sempre un attento legame al profondo dei sentimenti. C'è ancora una traccia importante e fondamentale. L'affermazione del ruolo femminile, la presenza della donna nella società, sembra oggi si possano solo ottenere attraverso garanzie e recinti garantiti. In un'epoca difficile Elisabetta ha manifestato attraversò la sua opera una condizione della donna forte per sé, capace in sé, sicura con sé. E' bello ritrovare tanta convinta certezza, una tranquilla ricerca nella inquietudine di un cammino non facile. Il suo è un percorso artistico e umano importante, emozionante, stimolante per comprendere la vita attraverso i colori e le linee.
Eugenio Baresi